Paragrafi 7
Data est civitas Silvani lege et Carbonis: SI QVI FOEDERATIS CIVITATIBVS ASCRIPTI FVISSENT, SI TVM CVM LEX FEREBANTVR IN ITALIA DOMICILIVM HABVISSENT ET SI SEXAGINTA DIEBVS APVD PRAETOREM ESSENT PROFESSI. Cum hic domicilium Romae multos iam annos haberet, professus est apud praetorem Q. Metellum, familiarissimum suum.
Data est civitas Silvani lege et Carbonis:
- SI QVI FOEDERATIS CIVITATIBVS ASCRIPTI FVISSENT,
- SI TVM
- CVM LEX FEREBANTVR
- IN ITALIA DOMICILIVM HABVISSENT
- ET SI SEXAGINTA DIEBVS APVD PRAETOREM ESSENT PROFESSI.
- CVM hic domicilium Romae multos iam annos haberet,
professus est apud praetorem Q. Metellum, familiarissimum suum.
In forza della legge di Silvano e Carbone venne poi concessa la cittadinanza romana: A TUTTI GLI ISCRITTI TRA I CITTADINI DELLE CITTÀ FEDERATE, A PATTO CHE, ALLA DATA DELLA LEGGE, AVESSERO GIÀ IL DOMICILIO IN ITALIA E CHE ENTRO 60 GIORNI SI FOSSERO FATTI REGISTRARE DAL PRETORE. E poiché questo mio cliente aveva già da molti anni il domicilio a Roma, si fece registrare dal pretore Quinto Metello, suo intimo amico.
Si qui…ascripti fuissent è una formula giudiziaria. Insieme a si…habuissent e si...essent professi, forma un tricolon, che sottolinea le tre condizioni per le quali viene attribuita la cittadinanza romana.
Introduce la protasi di un periodo ipotetico dell’eventualità, il cui verbo è ascripti fuissent (= essent). Si tratta di un uso arcaico e giuridico-formulare del congiuntivo piuccheperfetto, che di norma esprime irrealtà nel passato, mentre qui ha piuttosto un valore aspettuale risultativo.
Si tratta di un pronome indefinito (= aliqui) come di norma dopo si.
Introduce una protasi ipotetica che ha come verbo habuissent. Si tratta di nuovo di un uso particolare del congiuntivo piuccheperfetto, con valore di anteriorità rispetto a ferebatur.
Introduce una proposizione temporale correlata con tum, il cui verbo è ferebatur.
Introduce la terza protasi ipotetica al congiuntivo piuccheperfetto, che esprime, nel linguaggio giuridico-formulare, l’azione puntuale (aoristica) della dichiarazione al pretore.
Introduce una proposizione circostanziale narrativa con valore causale, il cui verbo è il congiuntivo imperfetto haberet.
La legge, dell’89 a.C., perfezionava l’inserimento degli alleati nella civitas durante la fase convulsa della guerra sociale. Secondo il testo, la cittadinanza romana poteva essere assegnata in presenza di tre condizioni: essere iscritti nei registri di una città federata, avere domicilio in Italia al momento dell’approvazione della legge ed essersi fatti registrare dal pretore entro sessanta giorni. In questa parte finale della narratio, Cicerone sottolinea che Archia si è trovato in presenza di tutte e tre le condizioni per l’ottenimento della cittadinanza romana. Nel paragrafo immediatamente precedente, l’oratore aveva infatti spiegato che Archia era stato inserito nella lista dei cittadini di Eraclea, città federata; in questo paragrafo, invece, sottolinea che Archia, al momento della promulgazione della legge, si trovava in Italia già da parecchi anni e che, preso atto della presenza delle condizioni necessarie, si era fatto registrare dal pretore Q. Metello.